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Il tuo cuore

Si affrettano. Guardano solo davanti a loro; mi passano accanto, ma non si voltano verso di me nemmeno per errore e se lo fanno accelerano subito il passo.
Il sole oggi è accecante, si respira un'aria calda che brucia la gola e l'anima, soprattutto si respira la paura, l'ansia, la malattia, la morte.
- Miriam- una ragazza mi scuote leggermente per un braccio - Andiamo, siamo in ritardo.
La seguo a tre passi di distanza.
La mia mente è altrove, non so neanche io dove.
In verità non penso a nulla, sono e mi muovo come un'automa.
Non sento più nulla. E cosa dovrei sentire? Quando si perde tutto non si è più in grado di essere alcunché.
Scendiamo delle scale che ci portano nel sotterraneo dell'ospedale; appena arrivate incontriamo altri colleghi che ci aspettano.
Linda apre una porta.
L'istinto ha il sopravvento e mi porto una mano al naso.
L'odore nauseabondo di un corpo in decomposizione ci fa inorridire. Subito, però, abbasso la mano e cerco di controllarmi.
Maledetta, che la Terra mi inghiotta.
Entro per prima e mi sistemo accanto ad un vetro che mi divide da un uomo in camice bianco, il mio professore nonché medico legale, e un cadavere.
L'uomo mi fissa sorpreso con un'espressione indescrivibile; sostengo il suo sguardo e poi abbasso gli occhi sul giovane che riposa sul tavolo in acciaio.
In questo momento il mio cuore potrebbe smettere di battere.
Ha i capelli scuri, e il volto è ombroso e un po' gonfio, segno dell'ormai avviato stato di decomposizione; sembra stia dormendo.
- Bene signori, ora che siamo tutti qui posso iniziare- dice il professore togliendo il lenzuolo bianco e  prende uno strumento che somiglia a un coltello.
Fa l'incisione a Y. Il petto del giovane è aperto. Fino al basso addome.

Poggiò la testa sul suo petto. Udiva come gli pulsasse il cuore e pensò che avrebbe voluto stare cosi per sempre.
- Ti amo- sussurrò addormentandosi.

Trattengo il fiato. Il dottore ora ha preso un paio di gigantesche forbici e gli sta tagliando la cassa toracica!
Non posso resistere! Non so come succede ma mi abbasso e rimetto.
Rimetto il nulla che ho mangiato e la poca acqua che ho bevuto. Certamente vomito tutta la mia anima.
- Miriam!- urla il professore avvicinandosi- Stai bene? Vai via da qui!
- No!- alzo lo sguardo con determinazione.
- Ah la povera Miriam non sopporta nemmeno di vedere un'autopsia.- sibila una vipera sorridendo.
- Natalia, non ti permettere!- inveisce Lidia.
- Ah, ecco l'amichetta...- continua la ragazza, subito ripresa, però, dall'insegnante.
- Natalia, Lidia, smettetela. Aspettiamo che la signora pulisca e continuiamo.- decidendo cosi, ritorna pensoso verso il suo cadavere.
Io mi rialzo, ho dei forti crampi allo stomaco e una nausea che mi fa girare la testa. Osservo la signora che pulisce, le chiedo di aiutarla,tuttavia non mi lascia fare. Tanto è solo acqua.
Non ci penso, non mi preparo per riguardare l'autopsia. La guardo e basta.
Lui è ancora lì. Cosi inevitabilmente morto.
E tagliato. Aperto. Violato.
- Il ragazzo è morto per infarto, probabilmente aveva una malformazione congenita.- continua.
- Quanti anni aveva?- chiede Natalia- Era molto giovane.
- Ventisei.- replicò io.
- E tu come lo sai, mademoiselle so- tutto- io?
- Ho guardato sul registro.- rispondo semplicemente continuando a osservare il suo cuore.

- Hai visto amore? Non ho niente.- sorrise lui abbracciandola.
- Si, ma e la tachicardia? E gli svenimenti?
- Sarà una mancanza di calcio; il cardiologo e l'ecocardiogramma hanno appurato che sono sano come un pesce.
- Sono contenta.
Lo baciò con amore, con la speranza che avrebbero vissuto in un mondo splendido.

- Prima, però, guarderemo anche gli altri organi.- dicendo cosi prende il fegato, lo pesa, era sano.
I polmoni erano sani. Un po' affumicati.

- Mamma mia amo'! Smettila!- sbuffò lei- Ogni giorno un pacchetto di sigarette.
- Beh se è, muoio io non tu.- scherzò lui.
- Scemo!- urlò lei colpendolo sul braccio.

Taglia un braccio. Vediamo l'arteria, le vene.

Gli tracciò con un dito il contorno delle vene. Le piacevano cosi. Erano un po' fuoriuscite. Gli baciò l'avambraccio.
- Che c'è?- volle sapere lui posando le labbra sulla sua fronte.
- Niente.

- Bene, ora dovremo tagliare il cranio per studiare il cervello.- informa il professore.
No. Non è già abbastanza deturpato?
Lo osservo con orrore.
Lui se ne accorge e sospira.
- Però purtroppo il seghetto non taglia più e solo domani ci arriva quello nuovo, pertanto studiamo il cuore e per oggi abbiamo finito.- conclude estraendo l'organo.
E' grande quanto un pugno di un uomo.
- Come si vede a occhio libero, è ingrandito, o meglio ispessito.- lo porta vicino ad un microscopio e lo studia, ci invita a guardarlo.
Quando lo tocco le lacrime non si fermano più.
Mi alzo e corro via.
Al diavolo tutto!
- Ma che ha oggi?- domanda Natalia. Tutti vogliono sapere.
Il professore si toglie gli occhiali e si massaggia per qualche secondo le palpebre.
- Questo ragazzo era il suo fidanzato.

Il dottore sta ricucendo il corpo di Raphael.
Quando entro, senza bussare, sobbalza.
- Miriam... - sussurra piano - Mi dispiace, non dovevo lasciarti assistere a...
- Va bene- lo interrompo- Va bene cosi.
Mi avvicino, accarezzo il suo bel volto.

- Lo sai perché ti amo cosi tanto?- chiese la ragazza ridendo felice.
- Mmh?- mormorò lui sorridendo.
- Perché oltre ad essere il mio fidanzato, sei la mia migliore amica!- svelò spalmandogli sul bel viso una maschera di fango.

- Dottore, oggi è il mio compleanno.
- Lo so.- vuole aggiungere altro ma non lo fa.
- Mi faccia un regalo.
- Cosa?
- Questo.- dico guardando il petto di Raphael.
Il dottore indietreggia. Fa cenno di no con il capo.
- E' illegale! - sbraita con forza, nonostante ciò mentre lo fa si porta una mano alla fronte. Colgo in pieno la sua debolezza.

- Siete propria una bella famiglia!- sorride Lidia prendendo in braccio la mia piccola Giulia.
- Grazie tesoro- rispondo al sorriso mentre sistemo\ delle tazzine fumanti di caffè sul tavolino in giardino.
- Chi si sarebbe mai immaginato che ti saresti sposata il dottore!
- Beh, era abbastanza giovane, ed anche ora... - le faccio l'occhiolino.
- Sono contenta, vi amate molto vero?- chiede lasciando la bimba scendere dalle propria ginocchia e fuggire verso l'altalena.
- Si! Lui è il mio cardiologo. - bevo un sorso di acqua.
- Cioè?- mi osserva sorpresa, sa che non ho problemi cardiaci.
- Mi porta tutti i cuori delle persone su cui fa l'autopsia.
- Ahaha, che matta che sei!- ride lei.
Un riso che non le appartiene.
Ridi cara, ridi. Fra poco il tuo cuore sarà aggiunto alla mia collezione.
Il pezzo più importante, però, resta quello di Raphael.


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Mi ecciti, mio caro. Tanto.

Mi eccito quando guardo le tue lunghe gambe nei jeans, quando spio il tuo petto e le tue mani grandi.
Mi eccita il pensiero di quando arriveremo a casa e ti scaraventerò sul letto.

Mi eccita quando esci dalla doccia e giri per casa avvolto solo nell'asciugamano lasciando scie di profumo, vorrei togliertelo e baciarti dappertutto, vorrei esplorare ogni centimetro della tua pelle.

Adoro la tua pelle tonica, adoro quando mi sussurri all'orecchio sapendo di eccitarmi, mi piace quando mi parli e io, invece, mi immagino come potrei fare l'amore con te.

Mi piace quando mi lasci stare sopra, fingendo di sottometterti per poi prendere possesso di me e farmi sentire che sei un vero uomo.

Ogni cosa che fai, che dici, come sei, mi eccita.

Ma sii sicuro che è la naturale conseguenza del fatto che ti amo. Tanto.

Sentimenti

Fuori ancora bianco.
Ancora freddo.
E silenzio.
Solo il suono del ruscello.
Dentro caldo. A volte piacevole, a volte soffocante.
Nel letto caldo.
Lui è caldo.
Dorme.
Io?
Spaventata.
Dal domani.
Il dottore due anni fa mi ha detto che sono ansiosa.
Non è vero.
Sono fin troppo tranquilla.
Ma “tu vuoi avere sempre tutto sotto controllo, vuol dire che sei ansiosa”.
Ansia.
La malattia del nostro tempo.
Forse sì.
Forse ho solo paura dell’ignoto.
Ho paura.
Si, ma non dell’ignoto.
Della morte.
Una fottuta paura.
In fondo morte e ignoto a volte possono essere sinonimi.
Sono spaventata.
Sempre.
Lo sento respirare.
Vorrei sentire questo suono per tutto il resto della mia vita.
Paralizzata.
Ma ci vuole coraggio per riprendere a camminare.

Lost in the wild (En.)

Two years he walks the earth.


No phone, no pool, no pets,


no cigarettes.


Ultimate freedom.


An extremist. An aesthetic voyager


whose home is the road.
So now, after two rambling years
comes the final and greatest adventure.


The climactic battle to kill


the false being within


and victoriously conclude
the spiritual revolution.


No longer to be poisoned
by civilization, he flees,


and walks alone
upon the land to become


lost in the wild.
Now you're in the wild,
what are we doing?


You're just living, man.


You're just there, in that moment,
in that special place and time.


Yeah.

Maybe when I get back,
I can write a book about my travels.


Why n