mercoledì 24 marzo 2010

Gelosia


“Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi
rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire
l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere
escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli
altri”
R. Barthes

Gelosia.
Maledetta malattia!
E' una serpe che si insinua nei meandri della mia mente e con un sussurro viscido mi inganna , cerca di mettermi in guardia da ciò che vuol costruire nel mio cervello.
Castelli di sabbia.
Non sono che immaginazioni. Lo so.
E mi controllo.
Sono possessiva, oh Dio, se lo sono!
Lo vorrei solo per me, non mi piacciono i suoi amici, odio le sue amiche, non voglio che vada in quel pub o in quella discoteca o in quel parco.
Ma non posso tenerlo rinchiuso in una gabbia d'oro.
E allora lo lascio libero, che vada e faccia quello che desidera.
Ora gli sembro indifferente?
Meglio cosi.
Adesso, lui cosa fa?
Scenate.
Solo perchè non gli mostro più la mia gelosia.
Mi vuole tutta per sé, non vuole che altri uomini mi guardino, non vuole che io esca, si arrabbia se un amico mi abbraccia.
Oh beh, la Fortuna cambia i ruoli.
Ora roditi pure nell'incertezza che ti offro su un piatto d'argento, sii geloso, sii possessivo, fammi sentire l'ardore della tua follia.
E del tuo malsano amore.

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